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No, no, no. Forse., Eddino.
view post Posted on 20/11/2009, 22:11Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 26/12/2009, 16:08


Lei continuò a seguirlo, senza dire più nulla.
Entrarono nel locale, e lui si fermò, voltandosi per osservare la sua reazione; il posto sembrava piacerle.
Fece scorrere gli occhi su particolari che aveva scorso decine e decine di altre volte, lasciando che l'abitudine lo guidasse oltre qualche tavolo, fino al bancone. Poi tornò a rivolgere la sua attenzione a lei.
Solo nella penombra del locale si concesse di studiarla per qualche istante in più. Non aveva avuto modo di inquadrare bene il suo viso e la sua figura in generale.
Era minuta, e sembrava straordinariamente fragile, ma dai suoi tratti traspariva un bellezza tutta particolare.
Si riscosse prima che lei potesse accorgersi che la guardava, poi si accigliò alla frase di lei.
Non vedo perchè non dovrebbe essere un piacere. Apparte il fatto che sembri nutrire una forte antipatia nei miei confronti, intendo.
Si lasciò sfuggire un sorrisetto, poi si affrettò a raggiungere il primo tavolo libero. La scelta era vasta, il ristorante non era molto affollato.
Aspettò che lei si sedesse, il mento poggiato sulle mani intrecciate.
No, non le aveva spostato la sedia. Chissà a quali impronunciabili insulti avrebbe portato.
 
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view post Posted on 8/12/2009, 21:31Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 26/12/2009, 19:30


Si sedette, per quanto i suoi occhioni castani non riuscissero a staccarsi neppure per un momento dallo strumento sgangherato nell'angolo.
Si sa, quando la musica ti scorre nel sangue si fa fatica a mascherara la propria natura.
Cosa avrebbe dato per avere la possibilità di far scorrere le dita sottili su quei tasti ingilliti e malandati? Cosa per risentire la scrica elettrica del suonare? Cosa per esserne ancora all'altezza?
Ma purtroppo non era così. Non più almeno.
Vi era stato un tempo in cui la sua postura sarebbe stata impeccabile, i suoi movimenti invidiabile, la sua andatura elegante.
Ma quei tempi erano finiti, Sepolti sotto un cielo privo di stelle e non sembravano aver voglia di tornare troppo presto.
Aveva il timore, profondo e radicato che, sedendosi a quel piano non si sarebbe mosso nulla dentro di lei e dalle sue dita non sarebbero uscite che note a casaccio prive di un qualsiasi senso, impossibilitate a formare un'armonia.
Quando si voltò, la sguardo del ragazzo la stava studiando.
Avrebbe provato irritazione, probabilmente, se non fosse stata intenta a cercare di impedire che qualcosa dentro di lei si frantumasse.
Adoro il pianoforte.
Si limitò a sussurrare, con un tono di voce appena udibile ed osservando caparbiamente il piatto di ceramica con i bordi azzurri che le stava davanti.
Non sapeva neppure perchè lo aveva detto.
Lei non voleva aiuto.
Non lo voleva affatto.
Anche se sperava di essere salvata, un giorno.
 
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view post Posted on 9/12/2009, 22:14Quote
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Lei era assorta, di nuovo.
Erano quei momenti in cui avrebbe voluto essere un abile legilmens, solo per poter dare una sbirciatina ai pensieri degli altri.
Si chiama indiscrezione questa, o per dirlo in altre parole, si chiama non farsi gli affari propri, ma è un desiderio piuttosto comune.
Un cameriere stempiato si avvicinò al nostro tavolo, posandovi una bottiglia di idromele e un cestino di pane, poi si allontanò di nuovo.
Qualche metro più in là, una scopa spazzava da sola il pavimento, con movimenti ritmici e regolari.
Si concesse l'ennesima occhiata alla sua "ospite". Stava contemplando il vecchio pianoforte nell'angolo, con un luccichio negli occhi che lui aveva già visto.
Adoro il pianoforte.
Quel mormorio lo colse di sorpresa, quasi quanto i suoi grandi occhi color cioccolato che lo guardavano.
Ad un tratto gli venne un'idea. Certo, lei avrebbe potuto odiarlo per quello oppure esserne contenta, ma tanto valeva provare no?
Si alzò in piedi, e in pochi secondi fu accanto al pianoforte. Si chinò sull'uomo che stava suonando, e gli bisbigliò qualcosa nell'orecchio, dopodichè l'uomo si alzò.
A quel punto, Edward tornò al tavolo, ma non si sedette.
Invece le indicò il pianoforte, con una mano.
Ti va di suonare qualcosa?
Le domandò, un sorriso appena percettibile sulle labbra.
 
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view post Posted on 11/12/2009, 13:20Quote
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Rendersi conto che si era appena giustificata davanti al principino dalla pelle di pocellana che aveva preso in giro sino a poco prima le fece arricciare appena il naso. Si era giustificata senza alcun motivo apparente per così tanto tempo che uscendone si era ripromessa di non farlo più.
Si sa, le abitudini sono dure a morire.
Prima che avesse il tempo di aggiungere un qualunque commento acido che avrebbe distrutto l'atmosfera accogliente e rasserenante del momento Jude si rese conto che il suo elegante accompagnatore non accuava più la sua sedia e che stava invece scambindo qualche paola con il suonatore dello strumento che tanto aveva ammirato.
Scosse la testa. Sorrise debolmente.
Sicuramente lui sarebbe stato in grado di far scivolare le lunghe dita affusolate sui tasti lisci del piano ripetendo le più famose sinfonie senza sforzo.
un brivido di invidia la colse e il rancore che era andato spegnandosi si ripresentò a bussare al suo cuore.
Non era diverso da tuti gli altri. Tutti gli altri maghetti rimbellettati che non aspettavano che un'occasione per sbandierare al vento la loro ricchezza e il loro potere.
Abbassò nuovamente lo sguardo.
probabilmente la cosa migliore sarebbe stata defilarsi velocemente dalla porta d'ingresso.
Interrotta durante il suo pensare si stupì nel trovarsi davanti lo stesso ragazzo intorno al quale vertevano.
Avrebbe potuto suonare.
Chi? Lei? Non era il caso.
Un netto rifiuto venne urlato dalla sua mente al ragazzo sorridente mentre notava l'aria incerta di lui.
Che si stesse domandando quali incredibili sciagure si sarebbero abbattute su di lui se compiendo quel gesto avesse reso la decisione sbagliata?
Nessunoa, avrebbe potuto rispondergli, nessuna.
C'era solo paura, negli occhi di lei, totalmente privi di voglia di vendetta.
Si alzò, lasciando scivolare indietro la sedia che sfregando sul pavimento provocò un baccano terribile e sentendosi immediatamente a disagio per il disturbo provocato.
Io...non credo di esserne capace.
DI nuovo appena sussurri mentre gli occhi di tutti stavano puntati sui due giovani, evidentemente diversi, in piedi accanto a loro tavolo.
Possibile che non avessero altro da guardare?
 
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view post Posted on 13/12/2009, 21:47Quote
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Non si sarebbe aspettato di vedere tutto quel timore negli occhi di lei.
Insicurezza, e uno sprazzo di terrore in quegli occhi grandi.
Era davvero strano...come se il muro che dal primo momento aveva circondato la ragazza si stesse lentamente crepando.
Non voleva metterla a disagio. Per quanto potesse pensarne lei, era sempre stato una persona piuttosto discreta, e tendeva a farsi i fatti suoi.
Ma sembrava così fragile, in quel momento...chissà cosa stava pensando di fare. Lo avrebbe preso ad insulti? O magari a schiaffi, anche se dubitava che una ragazza così mingherlina avrebbe potuto procurargli nulla più di un po' di arrossamento. Certo, se avesse tirato fuori la bacchetta sarebbe stata tutta un'altra cosa, ma sperava che non sarebbe arrivata a tanto.
E alla fine, invece, lei si alzò dal tavolo, arrossendo al rumore che la sua sedia aveva provocato sul vecchio pavimento consunto, e guardandolo con un'espressione quasi colpevole.
Era assolutamente incredibile, quella ragazza. Imprevedibile senza ombra di dubbio.
Io...non credo di esserne capace.
Sembrava totalmente imbarazzata. Aveva abbassato di nuovo lo sguardo, e il suo disagio era evidente.
Lui però le sorrise. Non era lo sguardo di chi non si sentiva capace, quello che le aveva visto rivolgere allo strumento appena avevano messo piede nel ristorante.
Perciò si azzardò a prenderle una mano, e a portarla fino a quel pianoforte piuttosto sgangherato, per poi lasciarla andare.
Provaci, dai.
Era il massimo che potesse tentare...
 
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view post Posted on 20/12/2009, 11:45Quote
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Quando lui le prese la mano sussultò.
Non era abituata ad essere toccata, non a quel modo almeno.
Oppose solo una leggera resistenza prima di seguirlo docile sino allo stumento accordato e di sedersi sul panchetto in legno sgangherato che cigolò sotto il suo peso.
Era incerta, spaventata, insicura.
Tutto ciò che di solito non si concedeva di essere. Non voleva essere debole, non voleva esserevulnerabile. Ma era umana.
Sentiva gli occhi di lui rafiggerla. Non poteva vederlo ma era certa che la stesse osservando non per cogliere un suo errore e deriderla per questo ma in attesa di qualcosa di celato che lei avrebbe dovuto decidere se svelarmi o meno.
A lui, e a tuto il resto della sala che nel frattempo aveva ripreso a chiacchierare animatamente.
Posò le mani sui tasti feddi e lucidi del piano ed azzardò un accordo.
Scazzato.
Subito si ritirò, come se fosse stata afferrata da una lingua di fuoco per far si che la sua indegan mano non potesse profana re quello strumento.
Non ce l'avrebbe fatta, ma l'attrazione era troppo forte.
Respirò appena, lasciando che l'aria le invadesse i polmoni e che una melodia conosciuta scorresse dalla sua testa fino alle sue dita.
Poi, lasciandosi scivolare addosso tutti gli sguardi tranne uno, posò di nuovo e mani sulla tastiera e prese a suonare.
basta incertezze, solo per qualche minuto, lasciami acchiappare la mia felicità.
Lasciar scorrere le dita affusolate e pallide sopra il liscio splendore di di quei asti le provocò dei brividi.
Gli occhi chiusi, la testa che seguiva solo debolmente il ritmo del pezzo che si disperdeva nell'aria.
Forse non avrebbe mai pi sentito scorrere dentro di se quella magia ma, nel momento in cui si fermò, niente aveva più importanza.

brano.

 
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view post Posted on 20/12/2009, 19:02Quote
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Sapeva che avrebbe fatto bene a convincerla.
Certo, inizialmente non fu facile. Se non altro era riuscito a farla sedere su quello sgabello, rammaricandosi appena di non poterle fornire uno strumento appena più adeguato.
Sembrava che nella mente della ragazza si stesse combattendo una lunga ed estenuante lotta tra volontà.
Per un secondo, le dita di Jude si posarono sui tasti consumati, strappando loro un accordo insicuro.
Suo padre aveva insistito molto, quando lui era piccolo, per fargli prendere continue, noiosissime e sfiancanti lezioni di pianoforte, ma aveva lasciato perdere dopo un mese, e soprattutto dopo che la sua perfida e rigidissima insegnante se ne era dovuta tornare a casa con il naso pieno di orribili pustole blu.
Sorrise al ricordo, ma dopo pochi istanti la sua attenzione fu completamente dirottata, di nuovo, verso la ragazza, e le sue dita affusolate che finalmente sembravano aver trovato il coraggio.
Sfioravano delicatamente i tasti, e straordinariamente, Edward si ritrovò a pensare che era stato uno stupido ad interrompere le sue lezioni.
Era quasi sempre così, con la musica. Lo rapiva completamente, e lei era...brava. Sì, era dannatamente brava, ma non era quella bravura rigida e inquadrata che caratterizzava le ossute dita della signorina Kewitt.
In quella musica c'era qualcosa di più. Era come se quelle mani così bianche facessero vibrare corde inesistenti. Come se non fossero solo loro a suonare, ma tutto. Lei, lui, ogni singola persona presente nel locale.
Sì, perchè praticamente tutti erano ammutoliti, e avevano smesso di mangiare, incantati, gli sguardi fissi sul pianoforte e sul volto dolcemente concentrato della ragazza che lo stava suonando.
Era una magia assolutamente fuori dal comune.
 
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view post Posted on 20/12/2009, 21:38Quote
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Quando la piccola Jude si decise a sollevare lo sguardo dallo strumento per tornare alla dura realtà trovò quello del ragazzo ad attenderla e si rese conto, in un lampo, di quello che era successo.
O sarebbe potuto succedere.
Non vi era comunque, molta differenza.
Sapeva cosa nasceva da quegli sguardi, cosa si nascondeva aldilà di quei modi gentili, di quelle galanterie appena accennate.
La tacita promessa di un'amore irrealizzabile quanto affasciante.
Di un'attrazione illegale e per questo assolutamente irresistibile nella quale lei non doveva assolutamente cadere.
Irrigidì ogni muscolo alzandosi dallo sgabello e correndo al tavolo per afferrare il golf che aveva malamente gettato sulla sedia in legno.
Non ho fame.
Sillabò a malapena strascicando sgarbatamente le poche sillabe pronunciate prima di sparire oltre la porta del locale.
Era una stupida.
Coma aveva potuto cadere di nuovo in quel giochetto idiota?
il freddo che si era velocemente impossessato dell'atmosfera cittadina la corse di sorpresa schaffeggiando il suo volto delicato.
Non poteva essere vero, non potevano capitare tutte a lei.
Tirò un calcio al marciapiede più vicino cercando immediatamente dopo di celare il dolore provato venendo a contatto con il duro cemento.
Era una bambina, infondo.
Niente più che una bambina, all'interno.
Sbuffò.
Si sarebbe messa a piangere se non fosse stata tanto orgogliosa.
ma none ra il momento, non era proprio il momento.
Così si sedette per terra.
Prima o poi qualcuno le avrebbe saputo indicare la strada per casa sua.
Ossì, quasi dimenticavo di dirvelo, aveva completamente scordato dov'era.
 
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view post Posted on 21/12/2009, 17:00Quote
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Era rimasto talmente incantato dalla musica che quando quella finì e si ritrovò a fissare gli occhi chiari della ragazza rimase immobile per qualche secondo.
Fu costretto a riscuotersi quando la vide alzarsi di scatto, afferrare il maglione che era rimasto sulla sedia e avviarsi fuori senza nemmeno guardarlo.
Non ho fame.
Aveva mormorato solo quelle poche parole, prima di sparire oltre la porta.
Edward sentiva su di sè gli sguardi incuriositi di tutta la clientela del locale, ma non ci badò e alla fine si decise ad uscire.
A dire il vero non ci stava capendo nulla. Non capiva perchè lei fosse scappata, e non capiva perchè avrebbe dovuto seguirla.
Era rimasto di stucco, e si sentiva anche piuttosto stupido adesso.
Fece un cenno al proprietario, che gli stava rivolgendo lo stesso sguardo perplesso di quasi tutti là dentro, e poi uscì fuori, in strada.
Faceva più freddo, adesso, ma non gli importava un granchè. Non era così delicato. Lei invece sì. O almeno, lo sembrava, nonostante lìimmagine che tentava evidentemente di dare di sè.
La trovò appena là fuori, seduta sul marciapiede, e tirò un sospiro di sollievo; almeno non si era allontanata.
Sembrava che stesse per mettersi a piangere, e quello ebbe lo scontatissimo effetto di bloccare Edward esattamente là dove si trovava. Non sapeva proprio come fermare le lacrime di una donna.
Ma non sembrava saggio abbandonarla lì no? Assolutamente.
Alla fine, scelse per un rassicurante compromesso, e si sedette accanto a lei, in silenzio.
Era davvero incredibile. Sembrava assurdo che soltanto qualche ora prima lui stesse camminando in tutta tranquillità per i fatti suoi, mentre adesso si trovava seduto accanto ad una ragazza che conosceva appena e che sembrava in preda ad un bizzarro mutamento emotivo.
Ma si sa, la normalità è così difficile da trovare.
 
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view post Posted on 22/12/2009, 19:44Quote
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Qualcuno, non ricordava chi, un tempo le aveva detto che quando la solitudine sarebbe diventata la sua migliore amica avrebbe dovuto capire che qualcosa, nella sua vita, non stava andando nel verso giusto.
La verità è che Jude sapeva bene ormai da diversi anni che molti pezzi del suo puzzle personale non trovavano e forse mai avrebbero trovato un posto nel mondo ma non sapeva come porre rimedio a questo inconveniente.
Infondo la sua vita era indiscutibilmente legata al caso.
Un caso la sua nascita, un caso la sua sopravvivenza, persino un caso l'incontro con l'affascinante giovanotto dell'altra borghesia avvenuto quel giorno.
Fortuna o meno, chi al posto della ragazzina raggomitolata nella torbida strada di Notturn Alley non avrebbe creduto almeno un po' al destino?
Quando Edward, sorprendentemente pensato con il proprio nome e non con nomignoli di scherno, uscì dal locale e le venne incontro la ragazza si preparò mentalmente una lunga serie di insulti da propinargli qualunque cosa fosse uscita dalle su labbra indi per cui si ritrovò alquanto sorpresa quando, una volta preso posto al suo fianco, il ragazzo si premunì di tenere le labbra ben serrate.
Il suo silensio prolungato le diede modo di osservarlo.
Era bello, il principino. Decisamente aggraziato ma mancante di quell'aria superba che solitamente contrastingueva gli appartenenti al suo rango sociale.
Fu un lampo, un colpo di testa, un gesto istintivo e del tutto privo di qualsivoglia ragione quello che decise di compiere Jude poichi minuti dopo.
Posò le labbra sulle sue, schiudendole immediatamente in un bacio adulto che richiedeva di non essere respinto.
Forse non avrebbe sopportato ancora una delusione.
Sorprendetemente si ritrovò a pensare che le sue labbra erano morbide come mai ne aveva assaggiate in passato e che, oltre il nome avrebbe potuto esserci altro, oltre quel bel visino, che meritava di essere scoperto.
In un altro momento magari.
Volevo ricordare cosa si provava...principino.
Di nuovo quel nomignolo, lanciato quasi a mo di sfida da una bocca schiusa solo leggermente in un sorriso scherzoso.
Avrebbe potuto durare secoli o secondi, era impossibnile saperlo.
Ho bisogno di qualcuno che mi scorti a casa.
Continuò alzandosi dalla sua postazione e facendo qualche passo lungo la strada.
A dire il vero non sapeva neppure se aveva preso la direzione giusta.
 
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view post Posted on 23/12/2009, 12:45Quote
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Sapeva che probabilmente lei sarebbe rimasta sorpresa dal suo silenzio, ma in realtà sembrava che quella ragazza percepisse la realtà in modo diverso.
Si chiese se veramente il problema fosse che lui era stato cresciuto in un modo diverso da molti altri. Solo che non riusciva a capire come quello potesse influire nei suoi rapporti con le persone...Non era come suo padre, lui.
No, lui si era sempre rifiutato di piegarsi docilmente al volere di una figura paterna che non voleva la sua felicità, ma la propria soddisfazione personale.
Era stato fortunato, quello era vero. Fortunato a potersi permettere praticamente tutto ciò che voleva, ma soprattutto era stato fortunato a capire il sottile confine tra ciò che era giusto ottenere e ciò che non era giusto nemmeno pensare.
E lei, invece? Chissà che vita aveva fatto lei. La guardò, e scoprì di nuovo quegli occhi a fissarlo. Era bella. No, non era una di quelle bellezze patinate o appariscenti. Era...fragilmente bella, come può essere bella una delicatissima bambola di porcellana.
Non si aspettava ciò che successe pochi secondi dopo, ma sentì il cuore schizzargli in gola.
Le labbra di lei si erano posate sulle sue, fresche e morbide.
Rimase talmente sorpreso che non ebbe nemmeno il tempo di formulare un pensiero coerente. Schiuse le labbra alla pressione di quelle della ragazza, e rispose al bacio. Represse l'istinto di stringerla, e in un folle attimo di pazzia si ritrovò a pensare che quel bacio gli stava piacendo davvero davvero molto.
Fino a quando lei non si separò da lui, come se non fosse successo assolutamente niente.
Volevo ricordare cosa si provava...principino.
Fantastico. Quella ragazza aveva una faccia tosta davvero ammirevole. Ma lui non disse nulla. Si limitò a guardarla stranito mente lei si alzava dal marciapiedie, e muoveva qualche passo in non si sapeva quale direzione.
Ho bisogno di qualcuno che mi scorti a casa.
Un sorriso divertito le illuminava il viso, e quasi gli fece dimenticare che avrebbe dovuto essere irritato da quello che lei aveva appena fatto. Solo che non ci riusciva.
E adesso? Che avrebbe fatto, l'avrebbe accompagnata a casa?
Certo...Perchè non poteva lasciarla vagare da sola per strade che non conosceva. Ammesso e non concesso che fosse veramente quello, il motivo.
Si alzò anche lui, poi le strinse delicatamente un polso. Non poteva prenderla per mano, ovvio.
Ti accompagno.
Tanto per cominciare, avrebbero dovuto abbandonare quella strada, e tornare verso Diagon Alley. Cercò di riscuotersi appena dalla strana confusione che si era impossessata di lui, sfiorandosi appena le labbra mentre lei non guardava. Che ragazza bizzarra...
Mentre si incamminavano, si domandò se per caso il destino si divertisse a fare scherzi, e soprattutto, pensò mentre incrociava di nuovo gli occhi di lei senza distogliere lo sguardo, se potesse dare segnali tanto chiari da farci dubitare del nostro libero arbitrio.
 
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